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Il giudaismo talmudico visto dalla rivelazione e dalla tradizione
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La S. Scrittura

In San Paolo è divinamente Rivelato che “I Giudei hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i Profeti ed hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai Pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma oramai l’ira di Dio è arrivata al colmo sul loro capo” (I Tess., II, 15).

La Teologia scolastica

S. Tommaso d’Aquino (il “Dottore Comune della Chiesa”, che ha compendiato e sublimato la Teologia patristica in quella scolastica) commenta: «Non importa se furono i Romani ad ucciderlo, perché furono gli stessi Giudei che con le loro grida chiesero a Pilato di crocifiggerlo. […]. Perciò essi non piacciono a Dio perché non operano con una fede retta e “senza la fede è impossibile piacere a Dio” (Ebr., XI, 6). Infine S. Paolo mostra che i Giudei “sono nemici di tutti gli uomini”. Infatti sono nemici perché vietano e impediscono a noi Apostoli del Nuovo Testamento di predicare a tutti gli uomini e così ostacolano la loro conversione. […]. Così essi vivono sino a quando giungeranno al punto in cui Dio permette. Infatti Dio, dopo la passione di Cristo, concesse ai Giudei uno spazio di 40 anni per la penitenza, però essi non solo non si convertirono, ma aggiunsero peccati a peccati. E Dio non lo tollerò più. […]. Tuttavia non pensare che quest’ira divina duri per 100 anni, bensì durerà “sino alla fine” del mondo, allorché la totalità dei Pagani avrà abbracciato la fede in Cristo» (Thomas Aquinatis, Super Primam Epistolam ad Thessalonicenses Lectura, Lectio II, caput 2, versiculi 15-16).

Conclusione

Tirando le somme, possiamo dire 1°) che la dottrina giudaizzante del Concilio Vaticano II (Nostra aetate)[1] e del postconcilio (Giovanni Paolo II a Magonza nel 1980[2] e alla sinagoga di Roma nel 1986[3]) a) oltre ad essere diametralmente opposta alla divina Rivelazione (S. Paolo) e all’insegnamento comune e quindi infallibile della Patristica e della Scolastica (S. Tommaso d’Aquino) sul Giudaismo postbiblico; b) viene anche da un albero cattivo, ossia dalla Massoneria ebraica (Bené Berìth)[4], la quale tramite i suoi rappresentanti (Jules Isaac e Nahum Goldman) incontrò segretamente, nei sotterranei della sinagoga di Strasburgo[5], i caporioni del neomodernismo (padre Yves Congar, mandato dal cardinal Bea e da papa Roncalli) per stravolgere e ribaltare la dottrina cattolica sul Giudaismo talmudico; 2°) che essa porta all’apostasia giudaizzante.

Sta a noi tenercene alla larga. Infatti S. Agostino ci avverte che “il diavolo, essendo stato legato alla catena da Cristo, può abbaiare, ma non mordere, a meno che noi non vogliamo essere morsi / latrare potest, mordere non potest nisi volentem”. Perciò “Cave canem! / Attenti al cane!”, “è pericoloso sporgersi”...

d. Curzio Nitoglia



[1] La Dichiarazione Nostra aetate insegna sostanzialmente due errori capitali: 1°) il Giudaismo talmudico è ancor oggi caro a Dio in ragione dei Patriarchi; 2) il Deicidio non è imputabile al Giudaismo in generale né a quello postbiblico e odierno.

[2] Riprendendo le asserzioni di Nostra aetate Giovanni Paolo II disse che “L’antica Alleanza non è stata mai revocata” (17 novembre 1980, Magonza).

[3] Nel tempio maggiore di Roma il 13 aprile del 1986 Giovanni Paolo II tirò la conclusione “logica” dalle due premesse poste da Nostra aetate (1965) e dal suo Discorso a Magonza (1980), asserendo che “gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani nella fede di Abramo”; mentre essi, non credendo nel Messia Gesù, non hanno la fede retta e tantomeno la fede  di Abramo, che “desiderò vedere il giorno di Gesù, lo vide e ne tripudiò” (Giov., VIII, 56).

[4] Cfr. E. Ratier, Mystères et secrets du B’nai Brith, Paris, Facta, 1993, pp. 114-115 e 371-381; tr. it., Misteri e segreti del B’nai Brith, Verrua Savoia – Torino, CLS, 1995.

[5] Nel 1990 Jean Madiran (L’accord secret de Rome avec les dirigeants juifs, in «Itineraires», n. III, settembre 1990, p. 3, nota 2) ha svelato l’accordo segreto di Bea-Roncalli con i due dirigenti Ebrei (Jules Isaac – Nahum Goldman), citando due articoli di Lazare Landau, sul Quindicinale ebraico/francese “Tribune Juive” (n. 903, gennaio 1986 e n. 1001, dicembre 1987). Landau scrive: «Nell’inverno del 1962, i dirigenti Ebrei ricevevano in segreto, nel sottosuolo della sinagoga di Strasburgo, un inviato del Papa [...] il padre domenicano Yves Congar, incaricato da Bea e Roncalli di chiederci, ciò che ci aspettavamo dalla Chiesa cattolica, alla vigilia del Concilio [...] la nostra completa riabilitazione, fu la risposta [...]. In un sottosuolo segreto della sinagoga di Strasburgo, la dottrina della Chiesa aveva conosciuto realmente una mutazione sostanziale». Inoltre San Giovanni Crisostomo nelle sue Omelie Contra Judaeos scrive: “Chi entra nelle sinagoghe, entra nella casa del diavolo”; tr. it., Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia – Torino, 1995. Infine si legga Léon de Poncins, Il problema degli Ebrei nel Concilio, Roma, 1962; M. Pinay, Complotto contro la Chiesa, Roma, 1962; rist. Proceno – Viterbo, Effedieffe, 2015.

 

 
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